Idea! Dieci territori per la fotografia

Mostra fotografica collettiva

A cura di Loredana De Pace


Idea! Dieci territori per la fotografia Loredana De Pace

Poco più di un anno fa dieci autori del Circolo fotografico Fuorifuoco valle dell’Aniene si sono avventurati in un percorso di evoluzione del proprio linguaggio, dallo scatto singolo a un lavoro progettuale più articolato. Per farlo, mi hanno chiamata a realizzare un corso appositamente pensato per questa esigenza. Così è nato Idea! Corso di progettazione fotografica il cui scopo era, per l’appunto, offrire gli strumenti per pensare alle proprie immagini in forma di progetto fotografico. Ciascun partecipante nei mesi di lezioni ha imparato quindi a ragionare in funzione di un’idea progettuale per sviluppare le proprie capacità espressive partendo da un tema stabilito che, in questo caso è stato IL TERRITORIO.


Le possibilità di questo argomento sono pressoché infinite, pertanto ciascun autore ha potuto declinare il tema proposto in base ai propri interessi, formulando un’idea portante che ha condotto allo sviluppo del lavoro che oggi vedete in mostra. Vediamo chi sono gli autori:



Livia Piervenanzi entra in un territorio in cui gli attori cercano l’equilibrio fra il bene e il male. Lo fa attraverso due figure – il maestro di tai chi e il suo allievo – che si muovono in una danza di rispetto e contrapposizioni.


Francesca Dini attraversa se stessa fotografandosi per prendere confidenza prima con un territorio interiore e poi con uno circostante, partendo dalle confortanti mura di casa propria per poi sconfinare per le strade del suo quartiere.


Idea! Dieci territori per la fotografia Loredana De Pace


Antonio Perrone ripercorre il tragitto del prezioso travertino romano fotografando i luoghi dai quali si estrae e la materia di cui è composto.


Barbara Sabbi fotografa i propri territori onirici dall’incubo dell’inquietudine alla ricerca e al ritrovamento catartico del sé.


Franco Orlando documenta il lavoro di un pittore di strada nella città di Tivoli, facendoci assistere alla nascita di un acquerello d’autore.


Alessandro Teodori presenta un territorio in profonda transizione, quello stesso luogo che dal buio torna a ricercare la luce del cambiamento, scatto dopo scatto.



Andrea Leggeri riprende il più rivoluzionario dei territori, quello del caos e della gioia che solo un figlio può restituire.


Luigi Malatesta realizza dei dittici nei quali la notte sfavillante dei neon delle sale giochi romane si contrappone al giorno, luminoso ma senza futuro, di grandi strutture abbandonate.


Michele Pedone affianca, con ironia e intelligenza, le immagini costiere di due Paesi molto diversi fra loro, l’Irlanda e l’Italia.


Giuseppe Cordella nei suoi scatti bianconero, presenta due generazioni raccolte intorno a un’arte che continua a perdurare: quella del taglio di barba e capelli.


Per misurarmi con le stesse difficoltà alle quali sarebbero andati incontro i miei allievi, ho voluto affrontare con loro il progetto fotografico inquadrando anche io un’idea di territorio, quello di una casa – la mia – che cerca pace e si trasforma nel tempo per diventare altro e tornare ad essere accogliente.


Ciascuno di questi territori è stato attraversato con grande serietà dagli autori coinvolti che si sono cimentati, quasi tutti per la prima volta, con un’idea progettuale. Ciò che vedete in mostra quindi, è anzitutto un atto di coraggio che ha portato ciascuno di loro al di fuori della propria comfrot zone in cui tutto è sicuro e spesso noioso. Provare a costruire una ricerca più complessa, a mio avviso, ha portato i dieci impavidi ad affrontare dei rischi, superare dei blocchi creativi, mettersi di fronte a limiti, sconfitte e tentativi, fino a conseguire un risultato di tutto rispetto.


Il corso prevedeva che ciascuno imparasse a dare un’adeguata sequenza alle proprie foto, quindi questa mostra assume un significato ulteriore: infatti, non solo i progetti sono stati portati a termine, ma hanno preso forma proprio in funzione del luogo che doveva ospitare le fotografie.


Non mi resta che augurare a tutti i visitatori di entrare in ciascuno di questi territori, cogliere qualcosa mostrato dagli autori e farlo diventare anche un po’ vostro.